Cremazione nel sud Italia, è boom. Il Covid è anche questo?

Cremazione nel sud Italia, è boom. Il Covid è anche questo?

19 Gennaio 2021 0 Di Ilaria Scremin
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L’emergenza sanitaria posta in essere dalla diffusione del Coronavirus ha costretto gran parte del mondo a fare i conti con una tematica che fino a ieri era considerata da molti un vero e proprio tabù: quella della morte. Un tema sul quale si potrebbero spendere pagine e pagine, argomentando sui suoi significati, le sue interpretazioni passate e presenti, attingendo ai trattati dei più noti antropologi del mondo. Ma cosa è cambiato nel nostro rapporto con la morte dopo l’avvento del Covid19 nel nostro paese? Come mai è in atto un vero e proprio boom della cremazione nel sud Italia? Mettiamo assieme un po’ d’ordine sul tema. 

Il rapporto degli italiani con la morte oggi

Dal Novecento ad oggi il rapporto degli italiani con la morte è andato via via allentandosi sempre di più. Stanno diventando sempre più lontani i tempi in cui si sceglieva di morire in casa e, complice il benessere ed uno stile di vita sempre più “smart” e meno propenso a subire la malattia, la depressione, la tristezza e la morte, le famiglie hanno relegato questi temi in un angolo del loro cuore e delle loro esistenze. Anche la morte, dunque, è divenuta di fatto un tabù. Una faccenda poco piacevole e difficile da affrontare e da gestire. Si pensi alla casa: se fino a pochi decenni fa, infatti, il salotto era uno dei luoghi pensati e concepiti per ricevere visite e per allestire l’ultimo commiato con i propri cari, oggi si preferisce relegare la gestione della morte e dell’ultimo commiato agli ospedali, alle case di riposo, alle sale del commiato. E’ meglio, è più facile, meno complicato e meno emotivamente faticoso, insomma, salutare per l’ultima volta il proprio caro in un letto di una struttura sanitaria, magari quando è ancora in vita.

Fino a ieri, la morte era accettata come parte del quotidiano

Sono ben lontani i tempi in cui, nell’Inghilterra vittoriana, si vestivano i deceduti (spesso bambini) per farli presenziare alla foto di famiglia, o ancora sembrano davvero distanti le scene di disperazione messe in atto dalle “chiangimorti” pugliesi o dalle “prefiche” siciliane. E che dire delle “femmine accabadore” sarde (da acabar, che in spagnolo significa terminare), pagate per rendere meno straziante e più veloce il trapasso? Eppure, quei mondi in qualche modo sono ancora lì, sotto i nostri occhi. Proseguiamo oltre, dunque, per capire da dove viene e quali sono le ragioni di questo boom della cremazione nel sud Italia così come altrove nel mondo.

La morte non è più un tabù

La diffusione a macchia d’olio del Covid19 insomma ha costretto molte famiglie in Italia, in Europa così come in molti paesi di tutto il mondo, a rivedere e rivalutare il rapporto con la morte, che c’è, esiste ed è quotidianamente intorno a noi. Il boom della cremazione nel sud Italia è segno e sintomo di questa nuova sensibilità nei confronti del momento doloroso del trapasso di una persona cara. Inutile nascondersi dietro tabù linguistici, giri di parole, omissioni. Dovendo, volenti o nolenti, accettare la morte in quanto parte della vita, gli italiani si sono trovati a dover affrontare a viso aperto anche una serie di incombenze strettamente legate al trapasso: ci riferiamo alla gestione dei testamenti, alle disposizioni per il fine vita, insomma a tutte quelle pratiche da sbrigare quando una persona cara se ne va.

Cremazione nel sud Italia: anche qui è boom

La pandemia ha anche assegnato un ruolo “sociale” di primo piano alle agenzie di servizi funebri, che si sono trovate a dover gestire per conto delle famiglie tutte le pratiche e le incombenze relativamente al trapasso dei loro cari. Uno dei servizi maggiormente richiesti, che ha subito un vero e proprio boom in tutto il mondo, dagli Stati Uniti sino al nostro bel paese, è quello della cremazione. Un incremento con numeri impressionanti, che ha interessato anche il sud Italia, tradizionalmente fanalino di coda in fatto di cremazioni. Un trend che, ad onor del vero, era già in atto da alcuni anni, tant’è che, per fare un esempio, negli Stati Uniti le cremazioni superavano già numericamente le inumazioni nel 2015. Ma torniamo “al di qua” dell’oceano. In Italia la cremazione “prima del Covid” era già un fenomeno ampiamente diffuso, specie nel nord e nel centro del paese. Nel sud Italia, recentemente, vi era ancora qualcuno restio ad accettare l’eventualità la cremazione come prospettiva per un proprio caro o per sé. Eppure, le cronache dei giornali, la sempre maggiore presenza di associazioni per la cremazione in tutto il paese e la rottura ed il superamento di un tabù, quello della morte, del quale ora si parla con maggior disinvoltura, hanno cambiato radicalmente punti di vista e prospettive, valicando pregiudizi e distruggendo preconcetti retaggio di una storia ormai lontana che pochi si prendono la briga di ricordare.

Concludiamo dunque con un pensiero: cremazione nel sud Italia, un percorso già segnato, oppure un boom dovuto al Covid19? Comunque sia, non dispiace il sogno romantico di disperdere le proprie ceneri nel mare di fronte al quale tante volte ci si è soffermati a pensare al senso della vita.