Era nell’aria da parecchio tempo e, alla fine, la notizia è veramente arrivata: lo scorso 9 settembre, infatti, una cinquantina di procure statunitensi – più precisamente tramite i procuratori generali di 48 stati, quelli del District of Columbia e di Porto Rico – hanno reso noto l’apertura di un’indagine preliminare nei confronti di Google per quanto riguarda il sospetto abuso di posizione dominante nel mondo della pubblicità e delle ricerche online.

50 procure statunitensi indagano su Google per la pubblicità e le ricerche online

A guidare questa vera e propria indagine di massa nei confronti del colosso di Mountain View è lo stato del Texas, ove, il procuratore Ken Paxton intende far confluire le indagini relative al sospetto appunto di abuso della posizione dominante di Google per quanto riguarda la pubblicità online e le ricerche, un modo di agire che potrebbe aver ostacolo i competitor in questo ambito, danneggiando in questo senso i consumatori.

Lo stesso procuratore Paxton ha affermato di “avere delle prove che il comportamento di Google possa aver compromesso la libera scelta degli utenti, ostacolando l’innovazione, violando i diritti relativi alla privacy degli utenti e, ancora, mettendosi la stessa azienda in una posizione di controllo del flusso e della diffusione delle informazioni”, insomma, parole che lasciano presagire una certa determinazione nell’indagare.

Gli unici due stati americani che non hanno aderito all’azione sono l’Alabama e la California, i quali hanno affermato di non aver intenzione di aprire indagini sul conto di Big G. Dal canto suo, anche la commissione federale del commercio e il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti hanno comunicato di aver avviato una vigilanza su sospette condotte antitrust promosse dall’azienda di Mountain View.

Alle grane statunitensi per Google potrebbero aggiungersi anche altri problemi in Europa, dove la commissione europea – per il tramite di Margrethe Vestager – ha reso noto che il dossier aperto di indagine su Google per condotta antitrust in relazione ad una denuncia inoltrata da 23 siti che propongono annunci di lavoro è ancora attuale e, se fossero ravvisate delle violazioni, potrebbe comportare il pagamento di nuove ammende.

A questo proposito, ricordiamo che in Europa Big G ha già dovuto pagare una somma di circa 9 miliardi in seguito a sanzioni irrogate dalle autorità comunitarie.